Il ritratto di Terentivs Neo con gli instrvmenta scriptoria ed alcuni titvli picti pompeiani - di Felice Costabile
Redazione Archaeogate, 29-06-2003 -
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in: MINIMA EPIGRAPHYCA ET PAPYROLOGICA, III, 2000, 3,
"L'ERMA" di Bretschneider, pp. 8-17.
L'affresco di Pompei raffigurante un uomo e una donna, l'uno con un rotolo di papiro, (altra con un dittico e uno stilo (fig. 1), è fra i più conosciuti ritratti pittorici del mondo antico per l'espressività fisionomica dei personaggi. Esso fu ritrovato nel 1868[1] nel tablinum della casa della regio VII, insula 2,6, attribuita a Terentius Neo in base alla propaganda elettorale dipinta sul muro a destra dell'ingresso (CIL IV, 871):
CVSPIVM - PANSAM AED - TERENTIVS
NEO - ROG
Cuspium Pansam aed(ilem) Terentius
Neo rog(at).
La modesta dimora di Terentius Neo, con ingresso al numero civico 6 della via Stabiana, era stata appena ristrutturata al momento dell'eruzione[2] l'acconciatura della donna nell'affresco richiama modelli di età neroniana e non ne era stata ancora del tutto completata la decorazione pittorica. Una ristrutturazione in particolare l'aveva resa comunicante con il contiguo pistrinum al numero civico 3: si è perciò pensato che il proprietario della casa lo fosse anche del pistrinum ed esercitasse dunque il mestiere di panettiere.
Il ritratto suo e della moglie in atteggiamento di intellettuali, esibenti gli instrumenta scriptoria sarebbe allora segno di una moda, per la quale un ceto di parvenus, avvezzo ad impiegar lo stilo piuttosto per far di conto che per scrivere opere[3], amava usurpare atteggiamenti ed iconografe dell'aristocrazia, facendosi rappresentare con i simboli degli otia litterarum. Un'analisi del volto di Terentius Neo, che sarebbe certo piaciuta a Lombroso, ne ha riconosciuta tratti di rusticitas, "tipicamente sannitici" zigomi alti, labbra carnose, grandi occhi scuri, incarnato abbronzato e perfino di astuzia da commerciante o da contadino nello sguardo, che confermerebbero trattarsi non di un vero intellettuale, bensì di un uomo rozzo, appunto un panettiere[4]. Ma si confondono così le umili origini, o la modesta agiatezza raggiunta dal nostro, con le doti intellettuali, e si dimenticano altresì i due Catoni ed i molti giuristi e letterati romani (per non parlare di alcuni moderni!) che, nonostante la loro cultura, dovevano essere di catoniana rusticitas nell'aspetto e nei modi, come i ritratti dell'epoca tante volte confermano
. E si pensi d'altronde all'aspetto popolano di alcuni fra gli stessi imperatori: Vespasiano, non certo un raffinato letterato, ma altrettanto certamente un uomo dotato di grandi capacità intellettuali; "uomo di origine equestre", si dirà; ma si ricordi allora lo stesso Nerone, che pure con la letteratura si cimentava pare non indegnamente, o Nerva, sulla nobilitas dei quali nessuno potrebbe ridire. Sicché siffatta analisi "stilistica" è talmente condizionata da soggettività ed arbitrarietà, da non avere alcun valore scientifico per stimare il livello intellettuale di un personaggio, anche se le si può invece riconoscere d'aver colto un tratto autentico della personalità dell'uomo così rappresentato.
Del resto Della Corte[5] aveva contestato la tradizionale convinzione che il ritratto raffiguri un panettiere, all'epoca identificato con un Proculus, il cui nome si trova dipinto all'ingresso del pistrinum (CIL IV, 920): Procule Frontoni tuo officium commoda ("Proculo, fa il tuo dovere verso il tuo amico Frontone''), frase generalmente intesa come raccomandazione elettorale. Della Corte aveva anche pensato che Proculus fosse il pistor e Neo il proprietario della casa, entrambi Terentii e probabilmente fratelli.
Egli aveva inoltre riferito loro il singolare programma elettorale della vicina domus di M. Lucretius (CIL IV, 875):
C - IVLIVM - POLYBIVM - II VIR - STVDIOSVS - ET - PISTOR
da lui interpretato come (TT. Terenti Neo) studiosus et (Proculus) pistor (rogant). Il Della Corte recuperò un'intuizione dell'Avellino nel considerare studiosus et pistor non già cognomina, ma epiteti, ed ipotizzava che Neo fosse stato uno studiosus iuris[6]; questa ipotesi, che il Della Corte confortava con precisi riferimenti alle fonti (Suet., Nero 32; CIL VI, 33868), trova in verità un riscontro di cui il Pompeianista non si avvide: il rotolo tenuto in mano dall'uomo ha infatti in alto un'appendice di colore rosso, nella quale va riconosciuto il sigillo di ceralacca tipico dei papiri documentari. Ma l'attribuzione del pistrinum al Proculus invocato in pro di Frontone nel titulus pictus sulla parete esterna non è affatto scontata, come il Della Corte credeva, né è stata accolta nella letteratura più recente, che attribuisce il pistrinum e la casa insieme a Terentius Neo.
Note
[1] Napoli, Museo Nazionale, inv. 9058. Bibliografia sulla casa e sul ritratto: Giornale degli Scavi di Pompei, Nuova Serie 1 4, 1868 1869, 61 64. Bullettino dell'Instituto di Corrispondenza Archeologica 1868, 202 205. G. F10RELLI, Gli scavi di Pompei dal 1861 al 1872, Napoli 1873, 28 29. ID., Descrizione di Pompei, Napoli 1875, 183 184. A. MAU, Pompeji in Leben und Kunst, 1(a) ediz., Leipzig 1900, 499. A. SOGLIANO, Le pitture murali campane scoverte negli anni 1867-1879, in Pompei e la regione sotterrata dal Vesuvio, 11, Napoli 1879, 114, 285, 349, 394, 557, 566, 634 5, 673, 795. L. CURTIS, Die Wandmalerei Pompejis, Köln 1929, Taf. XII. M.H. SWindler, Ancient Painting, New Haven 1929, 374. A.W. VAN BUREN, Further Pompeian Studies, Memoirs of the American Academy in Rome, 10, 1932, 29 31. O. ELIA, Pitture murali e mosaici nel Museo Nazionale di Napoli, ivi 1932, 109 e fig. 38. DERUP, Die Datierung Mumienporträts, Padeborn 1933, Taf. 4. A. MAIURI, La peinture romaine, Genève 1953, 103. Id. Il Museo Nazionale di Napoli, ivi 1957, 126. K. SCHEPOLD, Die Wände Pompejis. Topographisches Verzeichnis der Bildmotive, Berlin 1957, 168 9. M. DELLA CORTE, Case ed abitanti di Pompei, Napoli 1965(3), 157 160. G. HANFWANN, Arte Romana, Milano 1965, tav. XLIII. R. BIANCHI BANDINELLI, in EAA VI, 730, s.v. Ritratto, nr. 23. 1. BRAGANTINI, M. DE VOS, F. PARISE BADONI, V. SAMPAOLO, Pitture e pavimenti di Pompei, 111, Roma 1981, 55 56. B. MAYESKE, Bakeries, Bakers and Bread at Pompeii, Diss. Univ. Maryland, Michigan 1972, 110 113. U. SAMPAOLO. Bellezza e lusso, Roma 1992, 101 2. ID., in Meisterwerke der Antike aus dem Archäologischen Nationalmuseum Neapel, Bonn 1995, 130 n. 37. ID., in Pompei. Pitture e mosaici VI, Roma 1996, 468 481 e fig. a p. 486. ID., in Romana pictura. Catalogo della mostra. Venezia 1998, 312 nr. 136. M.R. BORRIELLO, in Homo Faber. Natura, scienza e tecnica nell'antica Pompei, a cura di A. Ciarello, Milano 1999, 74 con fig. a p. 79.
[2] Per la cronologia in base all'acconciatura della donna, attestata in età neroniana, cfr. bibliogr. a n. 1 ed infra n. 6. Si consideri inoltre che Terentius Neo sembra essere fra i sostenitori di C. Iulius Polybius candidato all'edilità negli ultimi anni di Pompei, forse nello stesso 79 d.C.: cfr. P. CASTRÉN, Ordo Populusque Pompeianus, London 1975, 119, 178 nr, 205, 2; E. LA ROCCA, M. DE VOS, Guida archeologica di Pompei, Roma 1976, 221.
[3] Cfr. Mau, Sogliano, Swindler, Maiuri, Bianchi Bandinelli, Sampaolo, Borriello, citt. a n. 2.
[4] Cfr. n. prec.
[5] Cit. a n. 1.
[6] F.M, Avellino, in Bull. Arch. NapoL 2, 1844, 86: «Singolari sono questi due nomi, e difficilmente vorranno credersi i veri nomi degli acclamanti. Questo epigramma conferma l'opinione che in tali nomi siavi sovente qualche epigrammatica allusione». L'acconciatura è ormai concordemente riferita all'età neroniana (contro: CURTIUS, cit. a n. 1). Per il sigillo di ceralacca cfr. HANFMANN cit. a n.1.