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Missione archeologica in Sudan dell'Università di Roma "La Sapienza" - Anno 2005

Sommario

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Italiano

Un consistente ritardo nella concessione del finanziamento ha minacciato la soppressione della Missione, che si è recuperata per l'attività di campo alla fine del 2005, sia pure limitatamente ad una durata di un paio di settimane a causa dei vincoli imposti alla rendicontazione. Si è quindi aumentata la consistenza dei membri della Missione per intensificare le attività, alcuni dei quali hanno collaborato interamente a proprie spese. La direzione è stata affidata al Prof. Alessandro Roccati, coadiuvato dall'Arch. Carlo Cataldi Tassoni per la supervisione del cantiere. Sergio Barberini si è occupato dei rilievi e della grafica, Maria Novella Sordi, Simone Lanna, Grazyna Bakowska (dalla Polonia) hanno curato tre diversi cantieri di scavo. Il Dott. Roberto Gozzoli, storico del periodo napateo, è stato accolto come ospite della Missione, secondo la consuetudine di provvedere appoggio a tutti gli studiosi interessati.

Inoltre si sono aggiunti nelle attività di prospezione due geologi dell'Università di Torino, il Prof. Giorgio Martinotti, con sua moglie Evelyn Blum, e il Dott. Luigi Perotti. Il topografo della Missione dell'Università di Cassino, Cristiano Puzzolu, che si trovava sul posto, ha cortesemente dato una mano per fissare le coordinate di alcuni edifici in corso di scavo. La Sig.na Manal al-Amin Sherif ha rappresentato la National Corporation of Antiquities and Museums presso la Missione.

Le attività sono cominciate il 2 dicembre con una ispezione generale del sito, e son terminate il 17 dicembre, senza alcuna interruzione, sicché si è lavorato per diciassette giorni effettivi, con il favore del clima, alquanto più caldo del solito in questa stagione. La zona è stata trovata relativamente in buono stato, grazie alla scarsità di precipitazioni nei due anni precedenti. Si sono assunti circa quaranta operai, e si sono aperti tre cantieri principali, sempre all'interno dell'area archeologica del Gebel Barkal, presso la moderna città di Karima, e dove sorgeva l'antica Napata.

Anzitutto si è scavato all'interno dell'edificio B 1500, il cosiddetto Palazzo di Natakamani, in una zona particolarmente distrutta a sudovest della corte a peristilio centrale. Il risultato ha confermato la simmetria della disposizione delle fondazioni a cassoni, e uno dei cassoni è stato trovato, sotto uno spesso strato di sabbia, pieno di fango. Si è messo in evidenza il tracciato della scala corrispondente a quella sul lato est dello stesso peristilio.

Nell'edificio B 2400 si sono recuperati ulteriori frammenti di colonne in stile greco ionico e si sono scoperte con cura la fondazioni nel quadrante sudovest. In uno spazio ridotto, dove l'antico battuto era scomparso, si è eseguito un saggio fino a raggiungere il suolo vergine, ad una profondità di m 1,50. Tra le fondazioni eseguite parte con muri in mattoni crudi e parte con muri in mattoni cotti si sono rinvenuti resti di muri di mattoni crudi con orientamento diverso, che apparivan tagliati dall'edificio successivo. Questi muri, di qualità inferiore e più ridotti, appartenevano probabilmente a costruzioni più modeste inglobate nel palazzo successivo e ricordano un muro trovato all'inizio dello scavo all'esterno del muro perimetrale del B 2400, all'angolo sudovest, ma non investigato. I frammenti ceramici collegati a tali edifici risultano scarsi e rozzi.

Si è completato il restauro del muro perimetrale verso sud ed est, e del "peristilio greco", per conservare traccia delle murature antiche e rendere leggibile lo scavo ai visitatori. Un riesame della piattaforma appoggiata al mezzo del muro perimetrale verso est ha fatto modificare il giudizio espresso in precedenza. Si suppone che si trattasse di un accesso simmetrico a quello messo in luce sul lato ovest, ma molto distrutto sul lato orientale (asportando eventualmente tutto il rivestimento di mattoni cotti).

Lo sforzo maggiore è stato concentrato nell'area ad ovest del "Palazzo di Natakamani" (B 1500). Alcuni monticoli nelle vicinanze si son dimostrati scarichi di precedenti attività di scavo, di cui nessuno aveva dato notizia. Non si può escludere che appunti inediti conservino un quadro di quest'area alquanto meglio conservato rispetto alla situazione rintracciata dalla presente indagine.

Nel 2004 si mise in luce una struttura architettonica monumentale, simile ad un peristilio (B 2100). Al fine di comprendere natura ed estensione di questo edificio si è aperta una trincea in direzione del sito denotato dalla presenza in superficie di un bacino di pietra. Vi è apparso un edificio completamente sconosciuto di mattoni cotti, e si è potuto dimostrare con lo scavo che esso costituisce una costruzione indipendente (B 2200), allineata a B 2100 e B 1500.

Una corte a nord dava accesso ad un corridoio a serpentina, accuratamente impermeabilizzato da rivestimenti delle pareti e del pavimento con mattoni cotti cementati da uno spesso intonaco. Tale corridoio, dove è stato trovato anche un frammento di tubazione, immetteva in una stanza in cui si trovavano resti di varii bacini di pietra. Inserite nelle murature stavano ancora in posto due vasche da bagno, di arenaria perfettamente levigata ed intonacate all'interno ed all'esterno (la vasca minore ricorda un bacino abbandonato in prossimità di B 300). Entrambe possedevano fori per l'uscita dell'acqua, che scorreva probabilmente sul pavimento. Solo uno scavo sistematico potrà chiarire la natura del luogo.

In superficie, più oltre verso il monte si è rinvenuta la forma di argilla cotta per produrre uno dei tondi infissi nelle pareti esterne del "Palazzo di Natakamani": vi è riprodotta la figura del leone che afferra il crescente lunare. La forma è in buono stato di conservazione e quasi completa.

Tutti gli edifici investigati (B 1500, B 2100, B 2200) paiono avere funzioni complementari ed esser contemporanei. Ancora una volta si dimostra l'impossibilità della corretta comprensione di ciascuno di essi trattato isolatamente.

Alla fine di questa fruttuosa campagna si può considerare che:
1. I diversi edifici nell'area a nord dei templi si distribuiscono su un periodo che va dalle monarchie ellenistiche (o prima) al (tardo) impero romano, e non furon tutti in uso contemporaneamente, anche se non risulta una spessa stratificazione.
2. Una indagine di superficie non riesce a provvedere informazioni soddisfacenti sulla posizione e natura dei resti archeologici.
3. Nella zona ci furono già ricerche archeologiche, probabilmente frettolose e con lo scopo di ritrovare solo resti in buona conservazione.

Le nostre attività, con una indagine di terreno lunga e accurata, appaiono le sole idonee a procurare informazioni attendibili su un periodo sconosciuto della storia africana. L'abbondanza di ceramica ritrovata in ogni sito ha spinto ad affidare ad alcuni membri della missione uno studio approfondito. I risultati saranno presentati al prossimo Congresso internazionale indetto a Varsavia a fine agosto. Attendiamo anche correzioni all'attuale carta archeologica attraverso le osservazioni prodotte dai geologi, che progettano in futuro una prospezione con il georadar.

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B 2400 - Resti della terrazza d’accesso verso est
B 2400 - Resti della terrazza d’accesso verso est

B 2200 - Veduta delle due vasche
B 2200 - Veduta delle due vasche

B 2200 - La vasca maggiore con il corridoio a serpentina
B 2200 - La vasca maggiore con il corridoio a serpentina

B 2400 - Il tessuto dei muri nel settore sud-ovest
B 2400 - Il tessuto dei muri nel settore sud-ovest

B 2400 - Possibile ubicazione di una scala per il piano superiore
B 2400 - Possibile ubicazione di una scala per il piano superiore

Forma d’argilla cotta che servì per eseguire alcuni tondi di faience che decoravano il palazzo B 1500
Forma d’argilla cotta che servì per eseguire alcuni tondi di faience che decoravano il palazzo B 1500