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Scavi dell'Università di Cassino nel sito di Sanam Abu Dom (Sudan)

Nel 2001 la missione archeologica dell'Università di Cassino, diretta dalla Prof. Irene Vincentelli, ha iniziato i lavori di scavo nel sito di Sanam Abu Dom, sulla riva est del Nilo, presso la moderna cittadina di Marawe, proprio di fronte al Jebel Barkal. Il sito era già noto per i resti di un tempio dedicato da Taharqa al dio Ammone, scavato nei primi anni del 1900 dalla spedizione di Oxford, guidata da F. Ll. Griffith. A poca distanza dal tempio, appena fuori dalle coltivazioni, affiorano dalla sabbia i resti di imponenti edifici di pietra. Prima di abbandonare il sito Griffith aveva scavato parte di uno di questi edifici che chiamò "il Tesoro", un po' per la sua struttura consistente in una serie di stanze tutte uguali e un po' perché vi trovò dentro resti di oggetti preziosi, tra i quali un frammento di scatola d'argento con il nome di Nimlot, uno dei re vinti da Piye nella sua spedizione egiziana.
La pubblicazione di Griffith, molto sommaria, lasciava grandi dubbi sulla reale struttura dell'edificio, così nelle prime campagne di scavo abbiamo iniziato a fare dei sondaggi per verificare alcuni dei punti lasciati in sospeso e per cercare di definire meglio la pianta generale.
Si sono avute alcune sorprese anche se l'utilizzo della struttura resta ancora largamente incognito ed il tempo che è passato da quei primi scavi ne hanno degradato ulteriormente i resti.
Il Tesoro è un lungo parallelepipedo di metri 267 x 68 con orientamento est-ovest. E' cioé perpendicolare al Nilo e doveva essere il primo gigantesco edificio che i viaggiatori incontravano arrivando dalla pista che attraverso il Bayuda giungeva a Napata. E' stato distrutto da un violento incendio che ha lasciato tracce ovunque: nei soffitti carbonizzati crollati sul pavimento e nelle colonne che sono state quasi cotte dal fuoco e sono in gran parte divenute rosse.
Le stanze sono disposte tutto intorno ad un lungo cortile con un portico sostenuto da ben 112 colonne di arenaria di 80 cm di diametro, il cui allineamento regolare e molto in superficie attrae immediatamente l'attenzione ed è una delle attrazioni del sito. Le colonne sostenevano un tetto leggero fatto di travi di legno di palma e di una incannucciata di fronde di palma, non dissimile dai tetti che ancora oggi si fanno nella regione. Il pavimento del cortile è un battuto di pietrisco di arenaria. Dal cortile si accedeva alle stanze mediante porte con belle soglie di arenaria bianca e con uno o più gradini.
Le stanze sono in tutto 35: 17 sul lato nord, 17 sul lato sud del cortile ed una sul fondo. L'ingresso doveva essere a ovest, verso il Nilo e verso l'abitato che doveva essere, nell'antichità come oggi, sulla riva del fiume.
Le stanze sono tutte uguali. Sono grandissime, m. 14 x 21, ed hanno un bel pavimento fatto di lastre di arenaria bianca ben levigata. Uno zoccolo della stessa pietra, alto circa 70 cm., rivestiva le pareti perimetrali. Una selva di ben 76 colonne disposte in file regolari sosteneva il tetto. Il soffitto era fatto da travi di legno di palma che sorreggevano una incannucciata di fronde di palma sopra la quale era posto uno strato di fango. Questo soffitto è in gran parte bruciato e si trova in uno spesso strato sul pavimento delle stanze tra i frammenti delle colonne che sono quasi scoppiate per l'incendio. E' possibile che le colonne, che hanno diametro differente (50 e 70 cm), avessero altezza differente per sostenere un tetto a due livelli da cui si otteneva la luce.
Il palazzo deve essere stato abbandonato prima della sua distruzione e così le stanze sono singolarmente vuote. Tuttavia, tra i resti delle colonne si son fatti ritrovamenti di notevole interesse. Frammenti di piccoli oggetti di faience, di cartigli e di figure divine erano probabilmente parte di un fregio decorativo. Zanne di avorio, oggetti di bronzo, frammenti di alabastro, amuleti, anelli di faience e vaghi di collana di dimensioni e materiali diversi sono stati trovati in notevole quantità, nonostante il fatto che abbiamo in gran parte lavorato in ambienti che erano stati già scavati. La ceramica è costituita da frammenti di grosse anfore provenienti dall'Egitto e dalla Fenicia . Le forme aperte sono quasi assenti e così la ceramica nubiana tradizionale. Ed infine, vicino all'ingresso e dentro le stanze abbiamo trovato cretule usate per sigillare grosse giare ma anche porte. Il sigillo più comune è quello con due alte piume ed un disco solare posti sopra un cartiglio con il nome di "Figlio di Ra' Anlamani, amato da Ammone della montagna pura". Alcuni frammenti sembrano riportare il nome di Senkamanisken. Il nome di questi sovrani, attivi nella seconda metà del VII secolo a.C., ha confermato la datazione che era già suggerita dalla ceramica .
Nell'insieme, se non siamo ancora in grado di definire con certezza la funzione del Tesoro tuttavia la sua imponenza e gli oggetti che conteneva sembrano indicare che era un centro di accumulo e scambio di beni di lusso ma ebbe forse anche un intento celebrativo. Nonostante la sua opulenza e la grandiosità del suo impianto il Tesoro era un edificio fragile, pesante ma senza fondazioni ed ebbe una vita breve. Il suo fiorire è tutto all'interno di un solo secolo o poco più. La sua decadenza è contemporanea a quella degli altri edifici che gli stanno intorno. Dopo l'incendio tutta l'area venne abbandonata e non vi fu più costruito niente. Faceva parte, con il cimitero reale di Nuri e con il tempio di Ammone, di un grande progetto costruttivo, ideato dai sovrani della XXV dinastia per rendere la capitale di Kush la degna gemella meridionale di Tebe.






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Scavi dell'Università di Cassino nel sito di Sanam Abu Dom (Sudan) - Assonometria dell'edificio detto "il Tesoro"
Scavi dell'Università di Cassino nel sito di Sanam Abu Dom (Sudan) - Assonometria dell'edificio detto "il Tesoro"

Pedina da giuoco
Pedina da giuoco

Pendenti a forma di fiore stilizzato e vaghi di collana
Pendenti a forma di fiore stilizzato e vaghi di collana

Pianta dell'edificio detto "il Tesoro"
Pianta dell'edificio detto "il Tesoro"

Impronta di sigillo con cartiglio del re Anlamani
Impronta di sigillo con cartiglio del re Anlamani

Pavimento e colonne di una delle stanze del "Tesoro"
Pavimento e colonne di una delle stanze del "Tesoro"

Frammento di fregio decorativo di faience con volto
Frammento di fregio decorativo di faience con volto